Il Marmo e il Vino - La Collina dei Ciliegi

La Collina Dei Ciliegi

Il Marmo e il Vino
Intervista a Massimo Gianolli della Collina dei Ciliegi

 

L’azienda vinicola La Collina dei Ciliegi nasce nel 2010 per iniziativa di Massimo Gianolli, imprenditore di successo nel mondo della finanza che decide di dedicarsi per passione al mondo del vino. L’azienda nel giro di pochi anni ottiene numerosi premi internazionali, si afferma come una realtà ben riconoscibile, cresce in fatturato e conquista i principali mercati esteri.

La chiave del successo è la passione, motore che ha spinto Massimo Gianolli ad intraprendere questo percorso proprio in un luogo vicino al cuore, la Valpantena, dove è cresciuto il padre Armando e dove sono racchiusi i ricordi più cari. Abbiamo intervistato l’amministratore delegato della Collina dei Ciliegi, Massimo Gianolli, per approfondire il suo rapporto con il territorio e indagare sul binomio Vino e Pietra.

 

Ci racconta le origini della vostra azienda?

“Tutto ha inizio nel 1925, mio padre Armando, nato a Milano, venne cresciuto da una balia nella località Camponi, in Lessinia, e proprio in questi luoghi decise di ritornare alla fine degli anni ‘60 acquistando dei terreni per avviare un’attività agricola (mucche, latte, carne e alberi di ciliegio). Io stesso sono molto legato alla Valpantena, dove conservo i ricordi più belli dell’infanzia e dove per anni ho lavorato i nostri campi insieme a mio fratello Riccardo. Il 2005 è l’anno di svolta, in cui abbiamo deciso di cambiare completamente orientamento aziendale passando da attività agricola a vitivinicola alberghiera, impiantando i primi 17 ettari di vigneti che oggi sono ormai 32. I primi prodotti sono usciti nel 2010 con l’Amarone 2005 Riserva per arrivare ad oggi con una proposta di 3 collezioni e oltre 20 etichette. La nostra visione è offrire non solo del buon vino ma completare un’offerta di lifestyle nel territorio che si concretizza nel nostro resort Ca’ del Moro Wine Retreat qui nel bellissimo borgo in pietra di Erbin: un rifugio per gli amanti del vino”.

 

Quali sono le caratteristiche e peculiarità dei vostri vini?

“Le caratteristiche dei nostri vini sono il frutto di un clima che si è ingentilito negli ultimi 30 anni, i nostri vigneti più bassi sono a 450 mt sul livello del mare mentre i più alti arrivano a 700 mt. L’altitudine, il terroir e la mineralità dati dalle pietre quali Biancone e Rosso Verona rendono la coltivazione privilegiata: non vi sono ristagni idrici, la ventilazione è incredibile e la mineralità straordinaria, elementi che si ritrovano poi nel calice sorseggiando i nostri vini. La filosofia produttiva a cui facciamo riferimento è legata al raggiungimento della qualità e nei progetti futuri c’è il sogno di poter creare il vino ‘Supervalpantena veronese’, ripercorrendo le orme del Sassicaia, capace di trasmettere il sapore della nostra terra”.

 

La viticoltura ha una lunga tradizione in Valpantena. Quali sono le caratteristiche peculiari che hanno consentito al territorio di diventare un punto di riferimento del settore enologico?

“Sicuramente l’ubicazione in questa particolare zona d’Italia: la vicinanza al lago di Garda, al mare e al parco della Lessinia ha creato le condizioni morfologiche e una stratificazione del terreno assolutamente particolare e idoneo alla crescita di una fiorente attività vitivinicola. Pensiamo che i primi insediamenti risalgono al 1° sec. a.C, una tradizione vitivinicola che evidentemente testimonia che la vite in questo territorio ha trovato un luogo particolarmente felice”.

 

Cosa significa per voi legame con il territorio?

“Il legame con il territorio è assolutamente viscerale, sia nello specifico alla Valpantena sia in senso più ampio del termine al territorio italiano. Abbiamo la fortuna di vivere in un Paese unico al mondo, una “bomboniera” per la varietà naturalistica, artistica, paesaggistica, economica e industriale. La Valpantena è il luogo a cui sono legato a livello familiare, il luogo degli affetti. Le mie attività sono concentrate a creare valore in questo territorio, un gesto positivo può creare dei risultati a catena per attrarre più persone a vivere qui delle esperienze straordinarie”.

 

Come si influenzano territorio e innovazione al giorno d’oggi?

“Lo sviluppo del territorio deve partire dall’analisi delle proprie origini, delle proprie radici. Nel nostro caso abbiamo ristrutturato il più possibile il borgo in cui siamo, portando anche innovazione tecnologica nei casali e in cantina: la cantina per esempio è in pietra ed è seminterrata per un minor impatto con il paesaggio. Abbiamo anche in corso di ultimazione il progetto di interrare le linee elettriche e telefoniche, vogliamo ridare luce al territorio riducendo l’impatto che ha avuto l’uomo del tempo, e penso che questo approccio dovrebbe essere sempre più sostenuto dalle istituzioni e dai comuni”.

 

Quali sono le vostre fonti di ispirazione?

“Le radici sono in Italia, ed è proprio da questi luoghi unici che traggo l’ispirazione. Il mio desiderio è quello di valorizzare i vitigni autoctoni, ricchi di caratteristiche introvabili in altre parti del mondo. Nel passato vi è stata la tendenza di impiantare vitigni internazionali nella nostra penisola, errore che oggi non premia perché va a discapito dell’unicità che ci contraddistingue. L’ispirazione viene anche da altri settori del Made in Italy come la Moda per la scelta di suddividere i vini in collezioni: il vino è stile, anzi lifestyle. La Collina Dei Ciliegi è nata con un marchio per essere riconoscibile, un brand vero e proprio per dare valore e identità. E’ importante anche avere una visione colta e ampia dell’attività che svolgiamo, l’esempio delle case francesi di Champagne ci regala spunti di alleanza e cooperazione tra le cantine, un metodo di fare sistema che ho avuto il piacere di conoscere lavorando con esperti agronomi come i coniugi Lydia e Claude Bourguignon. La Francia si propone in modo chiaro e coerente con poche denominazioni di vino, in Italia si creano fazioni tra le aziende che rischiano di svalutare il prodotto stesso in una battaglia di prezzo al ribasso, specialmente per conquistare il mercato estero. La nostra presa di posizione per cambiare questo atteggiamento è stata di uscire dalla DOC per creare il Supervalpantena, un IGT, dando carta bianca ai nostri enologi, seppur mantenendo un approccio rigoroso. Nel 2021 sarà possibile fare i primissimi assaggi, inizieremo ad andare sul mercato prima con il Supervalpantena Rosso e successivamente con il bianco”.

 

Avete mai pensato di collaborare con altre realtà del territorio?

“Per noi le collaborazioni sono fondamentali; abbiamo iniziato dal settore sportivo prendendo delle aree Lounge allo Stadio San Siro, siamo passati poi a consolidare una partnership con il Milan e siamo fieri di poter offrire “Official AC Milan Licensed Wine”. Questa attività di co-branding ci ha portato grandi risultati specialmente nel mercato Asiatico. Stiamo valutando altre collaborazioni con marchi di automotive, gioielleria e moda, l’approccio è quello di sviluppare e comunicare un lifestyle all’insegna del Made in Italy. Nell’edizione di Marmomac 2018 siamo stati felici di collaborare anche con una azienda del Marmo della Valpantena, mettendo in scena le nostre etichette nel loro stand. Siamo partiti di recente anche con l’attività “Valpantenashire” per creare coesione e cooperazione coinvolgendo le altre cantine a noi vicine, i comuni della zona e l’università IULM di Milano. Lo studio che vogliamo portare avanti è la valorizzazione del territorio per creare un turismo lento e di qualità fatto di piste ciclabili, passeggiate ed enogastronomia per un’offerta coesa che codifichi tutte le eccellenze che la Valpantena può offrire”.

 

Qual è, secondo lei, il legame che unisce due elementi che caratterizzano fortemente il territorio, come il Vino e il Marmo? E nello specifico quali sono gli aspetti che contraddistinguono la connessione tra la Collina dei Ciliegi e la pietra naturale?

“Il punto di contatto è il territorio stesso. Le viti affondano le radici nella pietra e nel marmo che donano quella particolare mineralità, le architetture dei borghi costruiti in pietra, Rosso Verona e Biancone, creano quell’atmosfera e un fascino straordinario. La Collina dei Ciliegi è stata sviluppata anche grazie alla direzione artistica dell’architetto Alessandro Agrati: la pietra, il fuoco, il ferro e la terra sono il filo conduttore che ha guidato la ristrutturazione del Borgo di Erbin, che vanta origini cimbre e una storia di oltre 400 anni e il resort Ca’ del Moro, risalente alla fine del 1800”.

 

 

The winery La Collina dei Ciliegi was founded in 2010 by Massimo Gianolli, a successful entrepreneur in the world of finance who decided to dedicate himself to his passion; the world of wine. Sure enough, within a few years his winery obtained numerous international awards, established itself as a well-recognized reality, grew in turnover and conquered foreign markets. The key to Massimo’s success is his passion, the engine that drove him to undertake this path in a location very close to his heart, the Valpantena area where his father Armando grew up. We interviewed the CEO of La Collina dei Ciliegi Massimo Gianolli, to explore his relationship with the territory in depth and investigate the connection between wine and stone.

 

Tell us about the origins of your company?

“Everything began in 1925 with my father Armando. He was born in Milan, raised by a wet nurse in the Camponi area, close to Lessinia. It is here that he decided to return at the end of the 1960s to buy some land and start an agricultural business (cows, milk, meat and cherry trees). I myself am very attached to Valpantena area, here I have the most beautiful memories of my childhood and is also where for years I worked our fields together with my brother Riccardo. 2005 was the turning point, we decided to completely change the company orientation by moving from agricultural activity to hotel winemaking, we then planted the first 17 hectares of vineyards which have now become 32 hectares. The first bottles were released in 2010 with our Amarone 2005 Riserva, today we can offer our clients 3 collections and over 20 labels. Our vision is to offer not only good wine but a complete lifestyle with our “Ca’ del Moro” Wine retreat resort here in the beautiful stone village of Erbin: a haven for wine lovers”.

 

What are the main characteristics and peculiarities of your wines?

“The main characteristics of our wines are the result of a climate that has softened over the last 30 years, our lowest vineyards are at 450 meters below sea level while the highest reach 700 meters. The altitude, the terroir and the minerality given by the stones such as Biancone and Rosso Verona make the cultivation a privileged one. There is no water stagnation, the ventilation is incredible and the minerality of our grounds is extraordinary; all these elements are then translated into our wines. Our philosophy when producing is strictly related to always achieving the best quality. We have a dream of being able to create the first ‘Supervalpantena Verona’ wine, retracing the footsteps of the Sassicaia. We want to be able to transmit the taste of our land.”

 

Viticulture has a long tradition in Valpantena. What are the peculiar characteristics that have allowed the territory to become a reference point of the wine sector?

“Definitely the location in this particular area of Italy: the proximity to Lake Garda, the sea and the Lessinia natural reserve has created morphological conditions and stratification of the land which is absolutely unique and suitable for the growth and thriving of winemaking activities. We think the first settlements date back to the 1st century B.C. This is a wine tradition which makes it evident the vines in this territory have found a particularly happy place”.

 

What do you think of the strong bond with the territory?

“The link with the territory is absolutely visceral, firstly because we are in Valpantena and then because we are in Italy. We are fortunate to live in a country unique in the world, a potpourri of naturalistic, artistic, economic and industrial landscapes. Valpantena is the home of my family, the place of my affections. My activities are focused on creating value in this territory, a positive gesture can create chain reactions to attract more people to come over and have extraordinary experiences”

 

How do you develop territory and innovation nowadays?

“The development of the territory must start from the analysis of its origins, its roots. In our case we have renovated the village in which we are as much as possible. We are also bringing technological innovation in the farmhouses and in the cellar: the cellar is made of stone and is underground to minimize the impact with the landscape. We are also in the process of burying the power and telephone lines. We want to bring back the light in this territory by reducing the man-made impact to a minimum, I personally believe this is a cause institutions and municipalities should strongly support.”

 

What are your sources of inspiration?

“Our roots are in Italy, and it is from this unique place that I draw inspiration. My desire is to enhance our native vines, rich in characteristics not found in other parts of the world. In the past there has been a tendency to plant international vines in our peninsula, a mistake in my opinion because it is at the expense of the uniqueness that distinguishes us. The inspiration also comes from other sectors of Made in Italy such as fashion to honor this we decided to divide wines into collections: wine is style and a lifestyle. La Collina dei Ciliegi was born with a desire to be recognizable, a real brand to give value and identity. It is also important to have a cultured and broad vision of the activity that we carry out. The French houses of Champagne give us the example of alliance and cooperation between winemakers, I had the pleasure to experience this whilst working with expert agronomists like Mr and Mrs Lydia and Claude Bourguignon. France proposes itself clearly and consistently with only a few wine denominations.  In Italy there are factions among companies which risk devaluing the product itself, it is a battle of price especially aimed at conquering the foreign markets. We are trying to change this attitude by not focusing on the DOC labels so much. Instead we are focusing on creating the Supervalpantena, an IGT, giving carte blanche to our winemakers, while maintaining a rigorous approach. In 2021 we will be able to carry out the first tastings, we will launch on the market the first Supervalpantena Red and then the white”.

 

Have you ever thought about collaborating with other realities of the territory?

“For us, collaborations are key; we started from the sports sector by acquiring lounge areas in the San Siro Stadium, then we moved on to consolidate a partnership with Milan and we are proud to be able to offer “Official AC Milan Licensed Wine”. This co-branding activity has brought us great results especially in the Asian market.  We are evaluating other collaborations with automotive, jewellery and fashion brands,the approach is to develop and communicate a lifestyle in the name of Made in Italy. At Marmomac 2018 we were happy to collaborate with a marble manufacturer from Valpantena, we proudly exposed our label in their stand. We also recently started the “Valpantenashire” project to create cohesion and cooperation with other wineries close to us, the municipalities of the area and IULM university in Milan. The study that we want to carry out is towards the enhancement of the territory in order to create good quality tourism such as bike paths, walks, food and wine experiences for a cohesive offer that represents all the excellence that Valpantena can offer”.

 

What, in your opinion, is the link that unites two elements that strongly characterize the territory, such as wine and marble? specifically what are the aspects that distinguish the connection between La Collina dei Ciliegi and natural stone?

“The point of contact is the territory itself. The vines have their roots in stone and marble which translates in the particular minerality of our wines.  Furthermore, the architecture of the villages built in Rosso Verona and Biancone, creates atmosphere and an extraordinary charm. La Collina dei Ciliegi has also been developed thanks to the artistic direction of architect Alessandro Agrati: stone, fire, iron and earth are the common thread that led the renovation of the village of Erbin, which has a history of over 400 years and the Ca’ del Moro resort, dating back to the late 1800s”.

 

 

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