Il consorzio
Il consorzio
L'impegno del Consorzio Marmisti è molto intenso ed attento nel cercare soluzioni per lo smaltimenti ed il recupero dei limi e del cocciame, un particolare molto interessante è che tutti i soci hanno adottato la raccolta differenziata per materiali di consumo come ad esempio plastica, nylon, legno e mole abrasive, e tutto ciò per far comprendere l'impegno che ogni socio dedica per la salvaguardia dell'ambiente. La lucidatura, la levigatura e la bocciardatura eseguita a regola d'arte esaltano o attenuano il colore dei materiali prescelti, danno il riflesso specchiante o ne sfumano l'effetto rendendoli più gradevoli al tatto o progettandoli delle graffiature secondo le destinazioni d'uso indicate dai committenti.
Le aziende oggi riunite dal marchio consortile, hanno riscosso in Italia e all'estero, singolarmente, un sempre riconfermato consenso di progettisti ed operatori edili, offrono la loro affidabile esperienza ai nuovi clienti che vorranno testarne la capacità produttiva e la serietà tecnica e commerciale.
E in una precedente edizione del medesimo premio internazionale egli ancora affermava che "il dominio incontrastato del cemento armato, del ferr, del vetro e di altri materiali sembrava avviato ad un rapido declino", perché "da una parte s'è visto che questi materiali sono soggetti a processi di degradazione non solo superficiale" che li penalizza sotto il profilo tecnico-economico e dell'aspetto estetico, " e dall'altro è entrato in crisi il carattere consumisitico ed effimero assunto dall'architettura tardo modernista e con essa la stessa materialità con cui si esibiva". "In particolare - concludeva - la pietra sta assumendo per la sua nobiltà, espressività e durevolezza, un ruolo primario nella nuova architettura".
Anche Paolo Portoghesi, nel quandrimestrale da lui diretto "Materia", ha recentemente scritto che certe battaglie sono state superate, citando l'esempio di quei sostenitori della supremazia degli "spazi interni" rispetto all'"involucro" che erano addirittura giunti "ad escludere dalla categoria dell'architettura il tempio greco"!
Sembra dunque che i dogmi estetici e costruttivi che via via hanno percorso l'architettura dall'inizio del secolo - dall'estremismo razionalista all'utopia dell'International Style - siano definitivamente tramontati.
Il Consorzio Val di Pan nasce quindi in tempi propizi all'impiego di marmi e graniti, mentre l'arte del costruire riallaccia armonia tra liunguaggi architettonici e linguaggi materici, non solo per piccole strutture, ma anche per grandi opere pubbliche o private, non dolo per l'edificio, le sue funzioni e i suoi simboli, ma anche per gli spazi urbani in cui esso sorge e si giustifica ed ai quali si coordina.
Il consorzio Marmisti della Valpantena nasce come logico evolversi di una vocazione ancestrale ed un legame millenario di questa terra alla pietra.
Attualmente il consorzio raggruppa più di settanta aziende e trae la propria denominazione - Val di Pan - da una scelta operata tra le varie ipotesi avanzate dull'origine del toponimo stesso della vallata. Tale ipotesi, collega il toponimo alla presenza dei numerosi segni di culto al dio Pan lasciati dai Romani in molti luoghi della vallata, il più famoso dei quali è l'Ipogeo di S. Maria in Stelle, comunemente dettl Pantheon, una costruzione del III sec. a.C. eseguita per incanalare le acque di una sorgente sotterranea tuttora attiva, e adibita al culto delle Linfe e delle Ninfe; le quali ultime, com'è ben noto, erano le predilette amorose del chiassoso e allegro figlio di Ermes, famoso nella motilogia come conducente del mattino, ammiratore di erme alture, grande dormiglione nelle ore meridiane e sfrenato direttore delle danzae corali notturne delle Ninfe (che solitamente frequentavono, appunto, le sorgenti d'acqua).
L'etimo "pan", cioè "tutto", ben rappresenta inoltre la lavorazione di "tutti" i tipi di Marmi e Graniti destinati al mercato mondiale.
Ne sono muti testimoni i calcari grigi conchigliferi di Naviglio, quelli oolitici coralliferi e quelli rosso mattone, rosati e bianchi che oggi vengono chiamati "Rosso ammonitico".
Il Cretaceo, medio e inferiore, lascia in Valpantena il calcare marnoso che oggi chiamiamo "Biancone", mentre il Cretaceo superiore lascia ampie lastre sottili di roccia sedimentaria marina denominata "Scaglia veneta".
I calcari molto ricchi di fossili sono un dono dell'Eocene e "venendo a noi" il Pleisotcene e l'Olocene (1.400.000 anni fa) lasciano in Valpantena lembi di paleosuolo, coperture moreniche, colluviali e detritiche.
Grandi e intermedie glaciazioni a parte, si fa per dire, anche in Valpantena l'uomo "moderno" comincia il suo dialogo con l'eredità di pietra ricevuta dalla natura. In molti luoghi della vallata e del sisitema lessinico in cui essa di collega, è documentata l'attività tecnica ed artistica dei nostri antenati, ma forse, tra le tante, primeggia l'insieme di prove lasciate da una comunità che si era installata al "Riparo Tagliente" circa 300 secoli fa: bulini, grattatoi, becchi, punte e lame di selce, sone a focolai, zone di conservazione eraccolta del cibo, zone di lavorazione della selce (vere e proprie officinie litiche all'esterno del riparo) e, quel che forse più commuove, come testimonianza di vita spirituale di quegli uomini, la sepoltura di un giovane, coperta con una pietra incisa raffigurante una leonessa.
L'età del rame, del bronzo e del ferro, lasciano minimissmime tracce in Valpantena, mentre continuano numerose ad apparire lavorazioni coeve in selce. questo attaccamento prevalente degli uomini della Valpantena alla pietra, dura fino all'arrivo dei Romani e quando questi procedono alla loro lenta ma sistematica opera di civilizzazione, anche la vallata acquisirà culture e tecnologie che faranno diorire lavorazioni anche su altri materiali (tessitura, arte vasaria, oepre musive, ecc.).
Resta comunque un fatto: Vlalpantena "da sempre" ha un naturale rapporto con il mondo delle pietre.
Se accanto all'attività estrattiva locale veveva da sempre una parallela attività di lavorazione marmifera e se tale seconda attività era principalmente rivolta alla produzione di granulati per pavimenti e mattonelle, a partire dagli anni settanta l'impreditoria locale si è data una struttura industriale vera e propria. Ciò ha comportato la pressocché scomparsa dell'attività estrattiva e la conseguente scelta strategica della specializzazione esclusiva nella lavorazione di Marmi e Graniti, che il rafforzarsi delle infrastrutture e lo sviluppo dei trasporti, consentivano di far giungere in Valpantena da tutte le parti del mondo.
